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Essex e l’avventura 2016: andiamo a Olbia

Essex e l’avventura 2016: andiamo a Olbia

E la vecchia signora ha così deciso di andare ad esplorare mari più limpidi.

A giugno di quest’anno, dopo attenta riflessione, abbiamo deciso che era ora di spostarci dove, sebbene per meno tempo, avremmo potuto goderci di più Essex. La decisione è dovuta anche ai costi di gestione a Roma e dintorni (esagerati), che assurdamente scendono nella bellissima terra Sarda.

Abbiamo dunque deciso di fare uno sforzo e attraversare il Tirreno. Navigando? Beh… non esattamente come pensate.

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Aiuto, un traghetto ha inghiottito la mia barca!

IMG-20160802-WA0008Un viaggio rocambolesco, noi sul ponte e lei nella pancia del traghetto, all’alba ‘gita’ in camion fino alla gru, abbiamo rialberato e siamo scappati verso il nuovo ormeggio della signora. Che sembrava piuttosto felice, nella sua nuova casa.

Abbiamo subito fatto amicizia con i vicini di barca, gli altri soci del Circolo Diportisti Olbiesi, portando anche come al solito un po’ di allegro scompiglio.

All’inizio abbiamo avuto problemi col motore. Trovare un meccanico ad agosto è stata un’impresa, ma fortunatamente gli amici del Circolo sono venuti in nostro soccorso. E, appena è stato possibile, abbiamo iniziato a veleggiare qua e la’ tra Capo Ceraso e Golfo Aranci: Essex ci ha portato in posti stupendi (in Sardegna è facile!) e ci ha regalato delle giornate di relax.

Purtroppo, dopo la prima uscita, la “nuova” randa ha deciso di abbandonarci. E qui ci ha soccorso Alessandro, veterinario amico e velista che, avendo sostituito la randa della sua barca, ci ha dato quella “vecchia”, corta per il boma di Essex, ma perfetta in altezza e, visti i venti freschi del golfo, è andata proprio bene così!

E abbiamo potuto riprendere a navigare.

In una una delle giornate finali, con Maurizio che ci è venuto a trovare, vento stimato tra i 10 e i 17 nodi (raffica),  Essex filava come solo lei sa fare. Abbiamo stimato una velocità tra i 7 e gli 8 nodi.

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Essex che arriva dal mare a recuperare l’equipaggio che attende in spiaggia

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Lo stendardo non può mancare!

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Pubblicato da su 1 settembre 2016 in Attività, Racconti

 

Estate 2013 – finalmente al Circeo! 1/2

Come ogni anno si parte da Anzio per Torre Astura, il motore viene acceso per circa 15 secondi per uscire dall’ormeggio in boa e poi spento a beneficio delle orecchie e dello spirito. Il sole splende, siamo in 6 e una cagnolina, riforniti di borsa frigo con ghiaccio e bevande, pranzo abbondante e sfizi vari. C’è un venticello gradevole da WSW che appena sfiora i 10 nodi, niente onda, Essex scivola tranquilla. A Torre Astura decidiamo di avvicinarci il più possibile avendo un materassino, utile per scendere a terra. Dopo pranzo tre di noi, più la cagnolina, decidono di andare a riva col materassino e mentre nuotano verso la spiaggia trovano anche un passaggio da un Hobie cat curioso che era venuto a sbirciare Essex. Tempo per loro di tornare a bordo e, arrivati intorno ad Essex si accorgono che i più alti toccano! Con la bassa marea il fondo è sceso talmente che rischiamo di arenarci…. decidiamo dunque di tornare verso Anzio.

torreastura

La ciurma si riduce a 5 pirati, dotati anche di tendina igloo a un posto e mezzo, da poter posizionare in pozzetto per ospitarne 2 per la notte. Incredibile… ma perfetto! Manca solamente qualche cuscino morbido in più, e dovremmo ricordarci di chiudere gli oblò al tramonto, per evitare che l’umidità notturna entri in cuccetta prima di noi…… 

Dopo una piacevole serata, si va a letto tranquilli in vista della giornata successiva. (…..continua)

 
 

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Essex

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Foto e storie vecchie e nuove

Dopo un anno ecco che spuntano nuove foto della 100 Vele 2011… Essex in regata, equipaggio completamente femminile. Senza affannarci ci siamo tenute fuori dalla mischia (come la prendono sul serio questi regatanti!!) in partenza, anche perché tutti avevano degli spinnaker colorati tranne noi (sì, sono io che non ho voluto portarlo..) quindi era piuttosto inutile rischiare in mezzo ad 80 barche che manovravano in uno specchio d’acqua ristretto.

E’ andata bene, è stato divertente svuotare la cambusa preparata ad hoc, competere con un Comet e offrire una birra al suo equipaggio alla virata di boa, ed ascoltare le comunicazioni della barca giuria (“abbiamo quasi finito vero?” “….sì, manca la barca quasi d’epoca e altre 3 o 4” e ancora, tagliata la linea d’arrivo “equipaggio femminile, equipaggio femminile…. ci dite che numero identificativo avete?”)

Anno nuovo, Essex sempre più in forma. Ora ha anche il suo nome scritto a prua, e ce ne andiamo a zonzo tra Anzio, Nettuno e Torre Astura. Abbiamo fatto qualche bel bagno e un paio di weekend, addirittura dormendoci in 5, un paio di belle feste serali di cui una con bagno notturno.

Per fortuna l’estate è ancora lunga……

 
 

…ma quanto fondo c’è…?

Domenica stupenda, l’ideale per un giro con Essex, brezza leggerissima da WNW, tutti che smotorazzano e noi che andiamo a randa e fiocco spiegati grazie al nostro peso contenuto, mare piatto, direzione Torre Astura. Arriva però l’ora di pranzo prima della mèta e, visto il languorino, si decide di fermarci prima, accanto ad altre barche a vela ancorate a largo delle spiagge del litorale.
Prua al vento, tiriamo giù la randa, la velocità cala sensibilmente, ci avviciniamo a terra ed ecco la domanda: …ma quanto fondo c’è??
Approfittando della cortesia che è solita tra velisti, con un urlaccio chiediamo alla barca ancorata ad una trentina di metri: rispondono due ragazzini sparando un: “boh, tipo du’ metri”.
Ok faremo con l’occhiometro anche stavolta… Prua al vento, giù l’ancora, fila un po’, abbassa il fiocco, a posto. E la giornata prosegue con primo bagno della stagione, pranzo, riposino. Si riparte a metà pomeriggio, con la brezza che ha rinforzato e girato per NW trasformandosi in un maestrale perfetto per il rientro, per divertirsi un po’ a vela e provare qualche manovra, direzione Nettuno.
L’entrata del porto sembra il parcheggio di un supermercato di sabato pomeriggio: gente che entra, gente che esce, gente che si ferma ai transiti, gente che va a fare la fila per il carburante…. dovendo fermarci anche noi ai transiti per poi proseguire per Anzio, ci tocca fare una manovra con testacoda a retro tra 5 barche. Scappiamo dal “parcheggio” e a motore in 15 minuti siamo ad Anzio, dove ci accolgono i vecchi amici di Essex, il figlio dell’ex proprietario.

La domanda sollevata dalla giornata resta: quanto fondo c’è? Si pensava, per risolvere il dubbio ovunque siamo e anche in assenza di velisti su altre barche cui chiedere, al montaggio di un Ecoscandaglio su Essex. Ho cominciato a navigare -stavolta sul web- per trovare soluzioni possibili, ed ho scoperto che il trasduttore dei vari fishfinder usati dai pescatori, che solitamente è esterno (più economico) e viene montato tramite un’asta che si fissa sulla poppa solitamente verticale delle barche da pesca può essere montato, con il solo svantaggio di perdere qualche metro di segnale (invece che arrivare a 120 mt di profondità arriveremo a 90), all’interno della barca, se c’è una superficie di vetroresina direttamente a contatto con l’acqua su cui siliconare il trasduttore, che andrà poi rinchiuso in una scatolina fatta ad hoc e immerso in olio di vaselina.

Ci proviamo?

 

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Essex: una barca che viene da lontano e chissà dove arriverà III…

I proprietari arrivarono un giorno di gennaio per vedere come stesse la piccola, e al posto di una barca trovarono un albero che spuntava dal mare. Essex, incastrata col suo bordo bassissimo sotto al molo, s’era riempita d’acqua ed era affondata. Fu necessario un subacqueo e dei palloni gonfiati all’interno della cabina per portarla fino alle gru del porto e tirarla fuori. Con il massimo della buona volontà, i proprietari si misero di nuovo al lavoro  e riuscirono a salvarla, facendola navigare di nuovo.

A quel punto, però, si decise di trasferirla a Fiumicino, dove si sperava che i problemi di altezza fossero meno rilevanti. Ora, dovete sapere che Essex ha il pozzetto dotato di un ombrinale passante, che bisogna tappare quando si naviga e stappare quando la barca è ferma, soprattutto d’inverno, altrimenti il rischio è, aprendo il tambuccio, di ritrovarsi in una piscina. Ma non sempre ci si ricorda, al rientro da un’uscita, di togliere il caro tappo… e se piove, piove, piove… e non si svuota la sentina… beh potete immaginare!

Esausti dall’enorme lavoro (e dispendio economico) che la barca portava, per due anni i proprietari lasciarono Essex a terra. Finché uno di loro non decise di uscire dal gioco, e a quel punto… non potevo farmi sfuggire l’occasione!

Oggi me ne prendo cura più che posso, con le mie scarse competenze, ma con tanta buona volontà: studio su internet tutti i siti di manutenzione, chiedo indicazioni agli esperti di settore, osservo chi mi sembra più competente di me, e il risultato è che Essex è di nuovo in acqua ha partecipato a qualche regata, con le nostre vele antiche ma solide, senza spinnaker: solo per la voglia che Essex stia in compagnia di sue simili e di condividere l’unicità di questa barca e farsi due risate, nessuna pretesa di vittoria (nonostante ci siamo tolti qualche soddisfazione, comunque!). La prima estate di navigazione insieme, in un giorno calmo calmo, incontrammo anche la ‘mitica’ barca di Bolina, e ci salutammo da un centinaio di metri: ecco, vi presento Essex!

To be continued…

 
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Pubblicato da su 7 giugno 2012 in Racconti

 

Verso Nettuno

Verso Nettuno

Ieri Essex ha percorso in 4 ore e mezza il tragitto Fiumicino Nettuno, 27 miglia.

Veleggiata in armonia, con la brezza giusta al traverso e niente motore se non per uscire da Fiumara, dove si trovava prima di essere trasferita. Si è anche perso un po’ di tempo per ritardare l’arrivo e godersi un po’ la giornata di sole. Facendo un rapido calcolo, dunque, Essex ha viaggiato ad una media di almeno 6 nodi, con il vento che non ha mai superato i 10 nodi.

 
 

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